Sulla strada. Senza fretta.

11 giorni.
1 compagno di strada lasciato all’imbarco del volo (diffidate dagli amici che vi convincono che la carta di identità non serve e che per i voli internazionali basta e avanza la patente di guida…)
140 km stimati a piedi (c’è chi dice 200, per la questura si è fatto il giro dell’isolato). Un passo dopo l’altro. A volte cantando, a volte saltellando, a volte trascinando, a volte col culo per terra.
600 km stimati in tutto, dai Paesi Baschi fino alla Catalogna.
1 chitarra, Euskadia, recuperata in uno sgabuzzino alla partenza.
38 paia di scarpe. Mediamente non proprio profumate.
38 zaini.
38 mani tese.
38,6 di febbre.
2 tachipirine, 1 brufen e 2 compeed.
1 blister intero di dissenten (olè!).
1 compagno di strada che ti porta lo zaino fino alla vetta.
1 compagno di strada che ti trascina a destinazione fra mille cambi di autobus, mentre tu sei in modalità narcolettica.
2 guide: 1 che apre la strada e 1 che la chiude e raccoglie chi rimane indietro.
1 autobiografia che “può accompagnare solo”.
1 numero imprecisato di tortillas e di panini col crudo.
2 cene a base di pinchos baschi.
1 plaza de toros visitata, rigorosamente con Fabri Fibra feat. Thegiornalisti in sottofondo.
1 piscina invasa. Enne tuffi. Enne rimproveri del bagnino.
1 tappa in notturna. E sono bastate le stelle e la luna a illuminare la strada.
1 canyon attraversato.
1 stella cadente.
1 aurora, persi in mezzo ai boschi, cantando e col cuore leggero.
1 coppia di barcellonesi che ci spalancano le porte di casa, ci accolgono, ci nutrono (in tutti i sensi), ci versano (stimati, per difetto) 20 litri di sangria e ci docciano con l’acqua di colonia.
enne desideri ascoltati, coltivati, affidati.
enne silenzi, che accarezzano l’anima.
enne chiacchiere.
enne more e fichi raccolti per strada e gustati.
enne persone portate con me. A stringersi dentro lo zaino, ci sono stati in tantissimi.

In effetti ogni passo è l’inizio di un precipitare. È una perdita di equilibrio, una possibile caduta. Il passo è uno squilibrio fra due brevi momenti di equilibrio. Si può dire che il passo è quel «sapere» che trasforma la caduta in uno spostamento in avanti. – J. P. Hernandez, gesuita

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