The girls are back in town

Mentre qualcuna ancora sta girovagando in terra straniera e qualcuna è ancora in terra natia a portare il carico di un’estate difficile (e che stiamo aspettando a braccia non aperte, spalancate), una buona parte delle Girls è rientrata in città, e l’allegra brigata si ritrova… così:

Come ogni buon inizio (perché diciamocelo, è settembre il vero inizio, mica quel freddo di gennaio), la pulizia dei luoghi e degli spazi che vivi ha un che di catartico,  soprattutto se per pulire le schifezze che si infilano negli angolini della cucina utilizzi i famosi spazzolini lasciati in casa da… gente: non si butta niente – esperienze comprese -, con un po’ di fantasia torna tutto utile! Dalla cucina sono poi passata al giardino: il basilico si sta espandendo e sta invadendo tutto il cortile per cui ho optato per un pesto casalingo. Con l’edera invece il pesto non lo posso fare e la cosa mi preoccupa un po’. L’ortensia – pace all’anima verde sua – è finita nel cestino. Oh, ci abbiamo provato, ma niente, non era cosa. Forse un cactus avrà più chance di sopravvivenza. Forse.

Ultime giornate di fuga al mare – il mare[1] – , in mezzo agli ombrelloni ormai chiusi, tra certi azzurri e grigi che si mescolano fra cielo, nuvole e acqua: a dormire in spiaggia, rigorosamente coperte che fa freddino, sotto una pioggia finta che passa e se ne va subito; a buttarsi fra le onde increspate e calde della sera, quando si alza il vento e tutti fuggono. Ma noi no. Impavide!

Si torna al lavoro, con ogni annesso e connesso, compresi gli eventi – anche e soprattutto quelli mondani- e ci siamo rese conto di avere qualche piccolo problema con gli outfit. Del tipo che quando nell’invito era indicato “smart elegant” la mia reazione è stata più o meno “EH?”. Pure google era un po’ confuso sulla definizione. Ora dopo aver preso parte all’evento mondano lo so: avvistate Birkenstock, pon-pon, kimoni, magliette da concerto e jeans strappati, quindi ho desunto che “smart elegant” equivalga a fai-un-po’-come-ti-pare e la prossima volta vado in pigiama. Ma il più sarà preparare sette-dico-sette outfit per la due giorni di team-building. Traggedia, ma ci stiamo già lavorando con delle apposite dress-up session, comprensive di fonzies e spaghetti al pomodoro. Fortunatamente abbiamo ciascuna un armadio e messi insieme offrono una vasta, vastissima scelta.

Approfittando della ancora scarsa presenza di vita in giro, vado finalmente a conoscere il mio nuovo medico di base, per fissare quelle visite che sto procrastinando da mesi, forse anche anni (prendersi cura di se: ah, i buoni propositi di inizio anno!). Se ne esce uno con una camicia stile hawaii verde e rosa. “Ottima scelta!”, mi dico. Peccato sia solo il sostituto. Le ricette me le ha fatte comunque: “Ottima scelta, il sostituto!”, mi dico.

Ci diamo appuntamento ai giardini per una domenica pomeriggio in gran relax, a parziale compensazione degli effetti negativi delle scadenze post rientro (scadenze? cosa? come? chi?): una si è presentata in felpa, una in canotta e una vestita a strati. Ah, settembre! Ci hanno fatto compagnia un cane e un cruciverba, debitamente compilato con fiori, casette e alberelli con buona pace di chi accusa stati di ordine ossessivo-compulsivo. A me è parsa una modalità creativa di problem-solving: pareva brutto lasciare delle caselle bianche, solo perché non si quale sia la “23-orizzontale: parte commestibile dell’asparago”. Ma dai, che definizione è? Dell’asparago si mangia praticamente tutto…

Abbiamo istituito un nuovo rito , il “mercoledì dei massimi sistemi”: serata dedicata alla discussione di progetti politici (soprattutto dei loro loghi, perché si parte sempre dal logo), definizioni filosofiche (per ora va per la maggiore “narrazione populista”), differenze di genere. Ah, e poi barbe, gente che sopravvive alla foresta e ne esce oggettivamente più bella, accessori per spiagge nudiste. Sì, lo sappiamo, la nostra definizione di “massimi sistemi” è molto ampia.

E poi, perché no, abbiamo ben pensato di organizzare una festa in casa per circa trenta persone, senza contare gli inevitabili imbucati.

Insomma, “the girls are back in town!”. Stay tuned!

[1] Citando Baricco, nel suo “Oceano Mare”. Ah, sospiro.

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