Cibo mon amour!

Amo invitare gli amici a casa e cucinare per loro. E non solo per la bottiglia di vino rosso che resta aperta e ti fa compagnia il giorno dopo quando rientri dall’ufficio e ne versi un calice mentre ascolti della buona musica. Anche anche… ma non solo.

Amo, in generale, cucinare. Per me e per gli altri. E’ un modo di prendersi cura: di sé e degli altri. Scegliere gli ingredienti, prestando attenzione alla loro storia, a chi andranno, ai bisogni. Amalgamare, creare, sperimentare, assaggiare, sbagliare, sfornare. E che dire del profumo che riempie casa? Quello che ti prende appena varchi la porta della cucina e che sa proprio ho-cucinato-per-te, ho-pensato-a-te. Ad eccezione dei cavolfiori. Ecco, i cavolfiori fanno un gran bene ma puzzano.

E amo mangiare. La regola è mangiare bene, cioè sostenibile, stagionale ed equilibrato secondo la mia personale teoria delle chilocalorie negative (all rights reserved!): frutta e verdura sono chilocalorie negative, quindi compensano le chilocalorie positive. Se tu metti frutta e verdura un po’ ovunque, compensi e mangi serena, senza troppi sensi di colpa (ad averne, di sensi colpa). Anche la nutella va quasi a zero, perchè è fatta con le nocciole. E le nocciole sono frutta. Fidatevi, funziona. Credo che prima o poi riuscirò anche a darne un qualche fondamento scientifico.

Mangiare bene quindi. Ma come ogni regola che si rispetti è piena di eccezioni e anche quelle fanno bene. Amo anche mangiare le fonzies, preferibilmente accompagnate da una birretta e dalle chiacchiere che si fanno alla sera guardando netflix. Amo il cinese da asporto della domenica sera, con tanta salsa di soya che con la svampita-ma-efficiente la salsa di soya non è mai abbastanza. Amo mangiare il tacchino del Thanksgiving, insieme alle smashed potatoes e la salsa gravy, che come lo prepara l’americano non lo prepara nesssuno. Amo gli spaghetti alle cozze preparati dalla lissia per il pranzo della domenica. Amo anche il pane al finocchio e lo speck tirolese che ci porta il papà da Bolzano, i cannoli siciliani fatti freschi a colazione, la polenta della nonna abbrustolita sulla stufa.

Credo che la nostra relazione con il cibo dica molto di noi, di come ci approcciamo alla vita. C’è chi non mangia per paura di, chi mangia per necessità, chi si ingozza senza sentire alcun sapore e chi mangia per gustare. Io senza dubbio mi sento di appartenere all’ultima categoria.

Sarà pur vero che non si può comprare la felicità. Ma si può comprare del cibo. E gustarselo. E se non è felicità, beh, credo ci vada davvero molto vicino.

Uno non può pensare bene, amare bene, dormire bene, se non ha mangiato bene.
Virginia Woolf

p.s. nella foto: Cena d’autunno, risotto di radicchio, speck e rosmarino con vino Teroldego su tovaglia. Novembre 2017.

 

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