CAUSAlità

Non so per voi, ma a me pare che questo passaggio di anno sia… ehm, come dire, “ordinariamente” impegnativo (challenging, renderebbe meglio il concetto). E poi ho questa netta sensazione che il 2017 (ma anche il 2016, il 2015 e via a ritroso senza sconti) sia stato un anno in cui, magari non con piena coscienza, prendere la rincorsa; e che i cambiamenti che si intravedevano all’orizzonte comincino già a farsi spazio.

Hey, non sto parlando di aspettative. Ho sempre percepito questo termine in un’accezione di stasi, di qualcosa di fermo. Cioè tu stai fermo e aspetti di incrociare gli eventi, col rischio di innescare questa spirale qui: “Arriva?-Quando arriva?-Perché non arriva?-Ecco non lo merito-Tristezza e desolazione-Game over”. Un po’ come quando nei film i protagonisti si scontrano all’incrocio della vi(t)a, cadono, i vari fogli svolazzano per aria, alzano lo sguardo e bum!, la svolta della vita. Quelle cose accadono, certo, tipo così [promemoria di servizio: ricordatemi che devo fare causa alla Disney, Hollywood e compagnia bella per aver ingenerato dolosamente in tutte noi ingenue adolescenti un legittimo affidamento sul fatto che “capita nei film, capiterà così di sicuro anche a me”]. Ma proprio perché accadono CASUalmente, non possiamo stare qui ad aspettare quel tipo di cambiamento. No? Cioè, uno mica può passare giornate intere a girare intorno cercare incroci, giocando a nascondino dietro i portici (ma io non lo faccio mai mai mai, davvero eh!) confidando di scontrarsi con “il destino” (Oh, eccolo, ti aspettavo!).

Io mi riferisco a quegli eventi a cui stiamo andando in-contro. E uso il plurale, noi e loro, perché non è una cosa solo mia. E’ nostra.

Che poi, chiariamoci, mica sempre i cambiamenti si presentano nelle forme più divertenti e e semplici. Anzi.
E non sono nemmeno del partito de “il cambiamento è sempre un progresso”. Lo è nel momento in cui è desiderato, cercato, pensato, CAUSAle, appunto. E se poi fosse invece una di quelle cose che ti prende in contropiede, lo è nel momento in cui lo fai tuo, ne cogli la portata, lo direzioni, gliela dai tu, una causa.

allora, ricapitolando, in questo passaggio abbiamo incontrato: la morte improvvisa di una colonna portante della tua vita (lei preparata, noi molto meno); il terremoto in ufficio dopo tante scosse di assestamento; nuove vite che prendono forma e che arrotondano i corpi, la paura e la felicità negli occhi di chi si sta preparando, e quelle che continuano a crescere e ogni giorno è una piccola conquista; palchi che cadono e macerie da raccogliere; relazioni che si spezzano e che vanno ricucite con cura e pazienza; trasferimenti, nuovi lavori, nuovi impegni, nuovi equilibri da cercare.

Insomma, chiamiamola pure “quotidiana amministrazione”. Accade ad inzio anno, come per gli altri undici mesi.

E lo vedete anche voi quello che vedo io? Non c’è niente di ordinario, nel quotidiano.
C’è sempre tanta bellezza in ciò che comincia[1]
Forse allora lo straordinario è cominciare ogni giorno.

p.s. Noi intanto abbiamo cominciato comprando le sedie e spostando i mobili. Oh, son cambiamenti mica da poco!

[1] La citazione parrebbe riferibile al poeta Rainer Maria Rilke, ma non ho trovato nessuna precisa conferma

 

 

 

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