Una vita fa

Troppi cuori. Anzi, meglio senza cuori proprio.
No no, qui c’è una coppia, qui si baciano, qui vanno in bicicletta con il vestito bianco che svolazza. No, niente vestiti bianchi. Niente cilindri, grazie.
La tizia della cartoleria fa capolino da dietro le mille scatole impilate instabilmente sul bancone. Mi guarda stranita, accenna ad una smorfia.
– Guardi, magari provo a vedere in questa scatola qui se c’è qualcosa. Ecco. Le coccinelle e le margherite vanno benissimo. Portano fortuna. Perfetto. Prendo questo.

Questa cosa sta già diventando più difficile di quanto pensassi.

E ora che ci scrivo? Scrivo qualcosa di mio pugno. No, meglio una citazione. Sulle esperienze e sugli incontri che ci portano ad essere quello che siamo anche se poi si prendono strade diverse. Naaa, niente passato. Solo presente e futuro. Ecco, questa va bene. Questa sì, questo mi pare essere un buon augurio, che poi è quello che volevo. Due parole le scrivo pure di mio. Neutre, che non voglio essere invadente.

Va bene, va bene così. E ora che indirizzo ci metto? Quello dei suoi, alla fine io quello conosco. Va bene. Vado, la spedisco.
Il sabato mattina è perfetto per andare in posta e per fare qualche altro giro. Doh, è il 2 giugno. Niente, neppure questo sabato va bene.

Questa cosa sta diventando più difficile di quanto pensassi.

Infilo di nuovo il biglietto in borsa, rientro a casa, lo appoggio sul tavolo. E vado al mare.
La busta con l’indirizzo dei miei vent’anni rimane appoggiata sopra al tavolo per due giorni. Sorrido, pensando a quante volte ho svoltato quell’angolo. Fa un po’ strano pensare che alcune strade, alcuni incroci così familiari, ad un certo punto non esistano più, ti disorientino.
Lunedì faccio un salto in posta. Una fila lunghissima. Mi infilo le cuffie e canticchio mentre scorre. Tocca a me.

– Salve,  questa riesce ad arrivare prima di sabato? Ok, allora va bene una prioritaria.
L’addetta legge attentamente l’indirizzo.
– Signorina, ma questa non arriva. Se lei non mette nome e cognome del destinatario non la consegnano. Non lo vuole mettere, qui in fondo?
– No, preferisco di no, grazie. Bastano i nomi. Poi ho messo nome e cognome del campanello del posto in cui deve essere consegnata. E’ un paese di provincia, sono certa che il postino sa a chi recapitarla.
La rigira fra le mani, guarda la busta dubbiosa.
– No perché, se fosse in una città grande questa non arriverebbe. Ma è sicura di non volerci mettere neppure il mittente?
– Sì, sono sicura. Non voglio mettere nome e cognome di chi la manda.
La trattiene ancora un po’. E’ perplessa.
– Non le garantisco che arrivi eh.
– Non si preoccupi. Se non deve arrivare non arriverà. Va bene così.
– Allora vado.
– Vada.

Tutto sommato, il fatto che il destinatario sia stato un pezzo importante di te per oltre un quarto (un quarto! ok che la mia vita non è stata ancora così lunga, ma… un quarto!) della tua vita… forse è stata la parte più semplice.

 

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