Settembre, parliamone

Settembre, ciao. Lo so, sei complicato. Un giorno sono 27 gradi, il giorno dopo 10 e non sai mai come vestirti, come proteggerti o come scoprirti. Ci hanno scritto un sacco di canzoni su questa cosa. Che sei fine, ma anche inizio, sei quel misto di speranza e aspettative e, insieme, desolazione, nostalgia e malinconia.

E non ti smentisci, manco quest’anno.

Sei iniziato un po’ così, come dire… di merda. Per dire, a titolo esemplificativo e non esaustivo, non ci è piaciuto:

– scoprire che gli unicorni davvero non esistono (lo so, lo so che gli Zen Circus lo dicevano già da un po’ ma è sempre bello crederci), i dinosauri si sono estinti, la Bella e la Bestia è una bellissima favola ma nella realtà le cose non vanno esattamente così;
– che, rientrate dallle ferie, non abbiamo più fonzies in dispensa; e questa è una vera traggedia;
– che stanno già drammaticamente finendo anche i salamini sudtirolesi, che pensavamo fossero invece stati forniti in scorte sufficienti a superare il difficile e rigido inverno; non possiamo compensare con le fonzies perché vedi punto sopra;
– che l’aaaamico che dispendiava doppio benefit (musicalive+benefitbenefit) comunica che deve ridurre la sua offerta alla sola musicalive, a seguito della comparsa di una frequentante; concordiamo che sia una bella notizia per lui, ma che è un peccato per entrambi, era davvero un bel benefit;
– avere conferma (più volte, nello stesso week end!) che “chi non muore si rivede“. Ahinoi;
– realizzare che non c’è più una collega di fronte a te e i pomeriggi in ufficio diventano lunghissimi;
– trovarsi catapultate inconsapevolemnte come parte di un film (fatto di incontri casuali, bugie, tradimenti, faide tra montecchi e capuleti e annessi e connessi) senza che nessuno ti abbia dato una copia della sceneggiatura;
– chi beve Rum e Cola prima dell’ora di pranzo;
– realizzare, non con poca amarezza, che ad un certo punto bisogna smettere di lottare contro i mulini a vento.

Insomma, non eravamo messe benissimo. Poi, la svolta:

– realizzare, non con poco sollievo, che ad un certo punto bisogna smettere di lottare contro i mulini a vento;
– trovare appena fuori casa una pila di libri usati e abbandonati, e, indovinate? fra questi c’è un Don Chisciotte (che poi mi suggeriscono di non dare per scontato che tutti sappiano che Don Chisciotte è proprio quello che si credeva un cavaliere e andava a combattere contro i mulini a vento!); ritrovarselo sul letto con una dedica che è un promemoria, a ricordare quanto preziose siamo;
– trovarsi una sera per caso a mangiare un piatto di spaghetti alla bottarga, con un buon vino, in una terrazza del centro, ospiti di una coppia sconosciuta, rinfrescati dalla frizzante aria di settembre, spettatori curiosi di un’opera d’arte in divenire a base di zucchero di canna e stucco;
– piazza Santo Stefano deserta alle tre di notte di un martedì, un bacio in fronte e la malsana idea di partire per il mare;
– i giardini: quelli fatti di piante e quelli fatti di persone e di esperienze fugaci;
– il profumo dell’Acqua dell’Elba sul cuscino;
– la collega che torna a trovarti, con delle bottiglie di prosecco in borsa;
– scoprire e investire in nuove forme di collaborazione professionale, perché si cresce sempre un po’ insieme;
– tornare in Osteria e sentirsi, semplicemente, a casa;
– l’Osteria che organizza una grigliata … a casa tua;
– le amiche che ti offrono l’aperitivo (che è diventata poi cena e poi confessione), in una giornata davvero difficile;
– programmare una gita sulle Dolomiti, fuori stagione; nell’attesa, andarsene per i colli rubando grappoli d’uva matura;
– la verità o, quantomeno, qualcosa che ci assomiglia;
– la bellezza e la libertà piena ed autentica di quando chiudi una porta. E tutto quello che ci sta dietro.

Così ci piaci già di più, Settembre. Forse possiamo quasi essere amici.

 

 

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