5 litri d’olio

– Ti va se l’amaro lo beviamo a casa?, ho proposto. Siamo appena stati a cena fuori, si è fatto tardi ma non abbiamo gran voglia di salutarci già.
– Va bene, risponde.
Quindi facciamo tappa a casa. Casa mia. Parlando un po’ del più e del meno, lo vedo girare per casa a curiosare pezzi di vita sparsi qua e là.
– Che olio usi?
– Ah, di questo sono molto orgogliosa. E’ il regalo di nonna per Natale: 3 litri di olio. Oh, guarda che l’ha regalato sempre e solo alle figlie, poi alla nipote – rigorosamente dopo che si è sposata – e quest’anno è toccato anche a me. Cioè, senza che io sia sposata, senza un figlio. Forse ha capito prima di altri che ho comunque una vita mia e che l’olio serve anche a me. Grande nonna! Ne vado molto fiera!
– Capito,  ma il tono tradisce una nota di (assolutamente comprensibile) perplessità circa il mio entusiamo.
– Io anche ho dell’olio buono. Me l’hanno portato dalla Puglia. Guarda, guarda, ti faccio vedere pure la foto dell’albero da cui arriva.
– Mh-m.
– E’ importante conoscere da dove arrivano le cose che mangi. E poi è buonissimo. Te lo regalo, se lo vuoi.
– Oh. Ehm, ok… Grazie.
Chiacchieriamo ancora un pochino, fra un sorso di amaro e l’altro.
Si sta facendo sempre più tardi. Parrebbe quasi che uno che si trattiene così non ci voglia tornare a casa, no?
– Io andrei anche a letto.
– Ok. Allora io vado. Notte Cicci. Passa a prenderti l’olio, quando vuoi.

Passa a prenderti l’olio.

Mah, io per la verità non è che volessi dell’olio. O che ne avessi bisogno, ora. Me l’ha appena regalato nonna l’olio. Diciamo che se devo pensare a quello che desidero ora, quello che (forse) mi manca, forse mi andrebbe di più, non so, un Amarone (perchè siamo donne di facili gusti, noi).
Io avrei voglia di un bicchiere di Amarone e invece mi viene offerto dell’olio pugliese. Capita spesso, nella vita dico. Capita che domanda ed offerta non combacino. Nel lavoro, nelle relazioni, tra la lista della spesa e gli sconti del supermercato.

Forse è anche un po’ perché abbiamo questa leggera tendenza ad aspettarci dagli altri sempre qualcosa di preciso o un certo tipo di risposta, di reazione, che ci corrisponda. Sì insomma, proiettare noi nell’altro, perdendo di vista la persona che abbiamo di fronte e quello che, di genuino, ha da offrirci. Perdiamo il senso della relazione, il valore dell’ “altro”, presi come siamo da noi stessi e da quello che “ci manca”. Ma quanto di bello e buono ci siamo persi, così?

Il che, diciamocelo, non significa necessariamente che in cantina non tengano nessuna bottiglia di Amarone. A volte, semplicemente, in quel momento della loro (e della tua) vita, quello che possono o che vogliono offrirti è… olio.

– Vabbè, ma quindi questi 5 litri di olio siamo già andate a prenderli, vero? Che stiamo aspettando?!, commenta quella che c’ha il pane buono a casa.

E ha ragione. E’ meglio accettarli comunque quei 5 litri d’olio. Non che questo significhi rinunciare all’Amarone. Non sono mica beni fungibili. Cioè, solitamente non faccio le bruschette con il vino rosso, nè mi bevo calici di olio.
Ma ad un certo punto anche l’olio di nonna finirà e tu ti ritroverai lì, con il pane grigliato in mano a dire “Mannaggia a me, l’olio!”.

Allora prendiamoli ‘sti 5 litri di olio, li possiamo sempre tenere in dispensa.

– E ringrazia, che è gratis!

 

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