Tutto il beddo che (non) c’è

Mi è capitata così davanti agli occhi. Sapevo della sua esistenza, da qualche parte nell’etere, ma ancora non l’avevo vista e quasi la davo per persa.
Non siamo più abituati ad aspettare una foto, come quando si portava a sviluppare il rullino e solo allora potevi contare (con una certa delusione) le foto riuscite, quelle bruciate, quelle sfuocate.
E invece è comparsa così, navigando un po’ a caso fra i social: suggestiva, maestosa, un panorama fiabesco e poi quell’elemento umano, uno di due, un dettaglio quasi, che le dà vita (o movimento, per dirla in termini fotografici). Devo riconoscere all’autore che ha colto la luce giusta – l’attimo prima di un temporale estivo, che poi è passato inerme sopra le nostre teste -, le simmetrie giuste. Insomma, oggettivamente una bella foto. Una di quelle foto da stampare in grande formato e appendere al muro o da pubblicare in qualche giornale per promuovere i siti italiani. E poi, ovviamente, ci sono io, e questo dovrebbe bastare, no?!
Mi trovo a piegare il capo di lato, quasi per cercare un difetto o forse una diversa prospettiva.

C’è qualcosa che stona in tutta questa bellezza.

Qualche tempo fa davano la pubblicità di una carne in scatola in cui la protagonista, donna mediterranea, guardava questo ammasso informe e presa da un’estasi gastronomica esclamava “Bedda!”.
Ora, non so se avete mai utilizzato della carne in scatola (io fortunatamente raramente e solo in circostanze strettamente necessarie) ma che la carne in scatola sia “Bella” proprio no, non si può dire. Alla vista è gelatinosa, viscida, lucida. Bleah. Sono cresciuta con questo cruccio che ci fosse qualcosa di sbagliato in quella pubblicità, che non ci fossimo capiti. Di sicuro io non l’avevo capita.

Poi ho capito. In siciliano si usa “beddo”  per dire sì bello, ma anche per dire buono, come se fossero la stessa cosa. Lo so, i siciliani ne sanno a pacchi e non solo perché hanno inventato il cannolo. L’avranno preso da chi ha vissuto quel territorio prima di loro, i greci, che consideravano il bello e il buono come indissolubili, “kalos kai agathos” (ah, il liceo, gli enjambement, le tragedie greche, la filosofia, BabboCrive).

Ho riguardato la foto. Ho piegato il capo dall’altra parte, ho cambiato prospettiva. Ripercorro velocemente il prima, il dopo, il dietro.
E’ questo che forse mi stona: è bella senza essere buona, senza essere vera e questa dissociazione, mi disturba, mi lascia un po’ di amaro in bocca (e no, non è un Capino o un Montenegro, purtroppo). Il che spiega anche la mia insofferenza quando mi si chiede di stare in posa, quando mi mettono in mano alcuni book di matrimoni pieni di foto bellissime sì ma un po’ plastiche.
Le vedi le foto che sono belle E vere E buone. E’ che non siamo più abituati a riconoscerle, presi come siamo da questo puro senso Estetico da Instagram e balle varie.
Peccato, è davvero una bella foto. Vivrà di vita propria e chissà dove finirà e chissà che cosa ci vedranno gli altri. Ogni tanto c’è da chiederselo, se c’è anche del buono, se c’è del vero, dietro alle mille mila foto che passiamo così velocemente in rassegna, sfogliandole con un dito. Usa e getta.
Credo valga lo stesso per le persone.

… “è importante la Bellezza“, ci salva la Bellezza. Va custodita. Quella buona, quella vera.

Salvo la foto in una cartella di Drive – c’è sempre qualcosa da salvare – , spengo il pc e vado ai giardini. Si sta bene fuori, è una giornata… bella. E buona.

 

 

 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...