Equilibristi

Occhi colore miele. Pantaloni bianchi, maglia bianca, calzino bianco, come tutti i fisioterapisti della palestra. A parte quella vestita da clown, lei ha i calzini a righe colorate.

Dopo qualche seduta e una serie di esercizi che dovrei ricordare (ma che ovviamente non ricordo già più) fa rotolare davanti a me questa palla grigia, misura media, mi arriva sopra le ginocchia. All’inizio mi ci fa sedere sopra, braccia incrociate sul petto, alza un piede, alza l’altro, alza entrambi, brava, hai un buon equilibrio, hai fatto danza? No, non proprio…
Poi l’upgrade: ora devi starci in ginocchio, sulla palla.
Fisso gli occhi color miele perplessa, lui mi fissa convinto. Faccio fatica perfino a salirci, sulla palla, figurati starci in ginocchio. Dai, prova.
Mi mostra come si fa. Sembra facile.
Ci provo io. Riesco a salirci, poi appoggio le mani alla barra davanti a me. Lascio la presa e continuo a cadere, a cercare un appoggio con le mani. Mi spazientisco.
Lui se ne sta lì, lo spio dallo specchio e lo vedo che ride. Mi lascia fare qualche tentativo maldestro. Mi sforzo di fissare un punto davanti a me e di stare immobile, in ginocchio, su questa cosa che rotola e, niente, rotolo pure io.

“Dai, non ridere” gli dico. “Non riesco. Tu bari quando lo fai! È contro ogni legge della fisica riuscire a stare fermi su una cosa rotonda”.
“Ma tu non devi stare ferma.”
“Ma tu eri fermo.”
“Solo apparenza. Usa la parte superiore del corpo: usa le braccia, usa l’addome, usa i muscoli. Non potrai mai stare in equilibrio se non ti muovi“.

Ecco. Mi ci voleva un fisioterapista, con  i pantaloni bianchi, la maglia bianca, i calzini bianchi, gli occhi color miele che mi ricordasse come stare al mondo, in una palestra semi-geriatrica, in un pomeriggio qualsiasi, mentre rotolo giù da una palla.
In quel preciso momento ho realizzato ben tre cose:
la prima è che dovremmo considerare di più la categoria dei fisioterapisti (e non solo perché sanno esattamente dove mettere le mani);
la seconda è che ho dei muscoli addominali che non sapevo neppure di avere e che pare servano anche a stare in piedi;
la terza è che possiamo anche smetterla di sforzarci di stare in equilibrio, stando fermi.

L’equilibrio non è questione di staticità. Ma di piccoli, a volte impercettibili, continui assestamenti. Ci muoviamo, anche senza volerlo, anche senza sentirlo. Ogni tanto, mentre ti assesti, capita anche di rotolare giù e travolgere sgraziatamente chi ti sta intorno. Capita. Chiedi scusa, ricomponiti. Riparti.
Che poi è così anche per camminare o per andare in bicicletta, solo che camminare e andare in bicicletta lo impari da piccola e poi viene naturale, non è che stai lì a chiederti come sia possibile.

Così, dopo infiniti addominali e ore ore di plank, ho imparato a stare in equilibrio su quella cosa che rotolava.
“Brava, hai capito. Vedi che riesci? Ora è solo questione di allenamento”.
Ho deciso, domani vado da Decathlon a comperarmi quella cosa che rotola. Però la vorrei fucsia.

 

 

 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...