La carne del sabato sera

Sabato sera, ore 22.00. Mentre faccio scorrere l’acqua della doccia e comincio a seminare in giro per la stanza i vestiti, arriva un messaggio. È una girl, fuori città per qualche giorno.
– Dovresti farmi una cortesia, se puoi.
– Certo.
– Hai spazio in frigo?
– Ehm… sì.
– C’è quello-che-mi-aiuta-con-l’inglese che mi ha chiesto se posso tenergli la carne in frigo. È un mio amico, tanto carino, una bella persona. Mi ha scritto adesso. Ma io non ci sono, quindi non riesco, e non ho ben capito perché, ma deve staccare il frigo e insomma, ha bisogno di mettere la carne in frigo. Stasera. Se passa e te la porta, puoi tenergliela tu?
– Sì, dico senza pensarci. Poi mi guardo allo specchio. Ho mezzo piede dentro alla doccia, mezzo fuori.
– Aspetta. Ma adesso adesso passa? No perché, sono praticamente in doccia, mi servono almeno venti minuti, cioè, non è che poi arriva e io sono in accappatoio? Ma in che senso chiede a te di tenergli la carne? Come mai non ce l’ha un frigo? Ma soprattutto, da dove spunta quello-che-ti-aiuta-con-l’inglese?
Nel mentre che cerco di capire, mi arriva un messaggio.
– Ciao! Sono Mohamed.
– Hey, sei quello della carne. Ciao!
– Quando posso venire a portarti la carne?
Panico.
– Ehm. Mezz’ora. E gli do l’indirizzo di casa.
Mi butto in doccia, lavo i capelli, esco, asciugo capelli, mi infilo una maglia e un paio di pantaloni.
Suona il campanello. Apro, in pigiama e con una criniera al posto dei capelli.
Mi si para davanti un ragazzo giovane, occhi scuri, capelli scuri, una borsa frigo in mano, un sorriso imbarazzato. Comincia a ringraziare quando ancora è sulla porta di ingresso, in fondo al corridoio. Ci presentiamo. Lo faccio accomodare in cucina.
– Grazie grazie, a tutte e due. Scusami, non parlo bene l’italiano. Mi dispiace, è sera, è tardi, sono qui con la carne, mi vergogno anche un po’, ma devo partire, e la carne…
– Scusami tu, ti accolgo in pigiama.
Vedo che se ne accorge solo ora e sorride. Continua
– Vado in Norvegia a trovare un amico.
– Uh, l’aurora boreale.
– Cosa?
– L’aurora boreale. No? Lights, in the sky, during the night, no?
– Non so. Chiederò al mio amico. Questa carne arriva direttamente dall’Egitto, non mi piace la carne di Bologna, preferisco farla arrivare direttamente dall’Egitto. Non volevo buttarla, ma non ho il freezer.
– Cioè, questa ha fatto un viaggio in aereo?
– Beh sì. Ma si può fare, non è droga.
E io che pensavo alle dogane e all’etichettatura sul cibo.
– No certo, cioè figurati, ero solo curiosa, cioè sai. Quindi arriva dall’Egitto.
– Sì, non voglio buttarla.
– Certo certo, non si butta il cibo, ci mancherebbe. Ecco, la metto qui, in un sacchettino e la metto in freezer.
– Ti lascio anche la borsa-frigo.
– Sì giusto. Così quando la vieni a riprendere… ah già, quando la vieni a riprendere?
– Fra cinque, sei giorni.
– Ok.
– Poi ve la cucino. Vi devo invitare a cena e ve la cucino.
– No no, se vuoi ci inviti a cena. Non devi invitarci a cena.
– Devo devo. Grazie. Grazie ancora. Notte.

E lo saluto così, in pigiama, con la borsa-frigo vuota in mano e la sua carne egiziana nel freezer.

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