Ostriche × 1

Un calice. Un piatto. Un tovagliolo. Un tavolo. Due sedie, di cui una vuota.

Non era una contingenza necessaria, come quando ti ritrovi a cena sola in una trasferta di lavoro e puoi scegliere fra il mangiare fuori sola o digiunare (giammai!).  No, in questo caso avrei potuto rinunciare, avrei potuto evitare di sedere da sola ad un tavolo, di non avere nessuno con cui parlare fra una portata e l’altra, evitare l’ansia del vuoto o lo spettro della solitudine.
Potevo tornare a casa e cenare, sempre sola, a casa mia, ma almeno avrei evitato ogni (presunto) imbarazzo.

Ma.

C’era questo posto già prenotato (per due ovviamente), “Trovi chi l’accompagna, perchè merita!”, mi avevano detto.
C’era una cena offerta come ringraziamento da parte di un piccolo paese Romagnolo, appena all’inizio degli Appennini, che mi ha accolta per una chiacchierata insieme sulla legalità.
C’era un’abbazia dell’anno mille con il cancello del cortile aperto e dentro c’era un pozzo e un ulivo e un giardino fiorito.
C’era profumo di temporale appena passato e di estate in arrivo.
C’era aria di comunità, di famiglia.

Nell’indecisione le Girls mi hanno ricordato un passo de “Io viaggio da sola”:

è peggio mangiare le ostriche da sola o non mangiarle affatto?

E io alle ostriche non rinuncio.

Mi sono avviata verso la locanda, una casa colonica in mezzo ai colli, fra un campo di grano verde e i papaveri e il bosco.

– Ceno sola, grazie.

La locandiera in ingresso si allarga in un sorriso e mi da il benvenuto. Mi accompagna al tavolo: toglie il secondo tovagliolo, il secondo calice, il secondo piatto. I tavoli sono sempre apparecchiati per due.
Prendo posto, il mio.
Ho gustato ogni singolo boccone, ho bevuto un buon calice di vino bianco, ho atteso senza fretta il tempo lento fra una portata e l’altra, la locandiera mi ha raccontato la storia dei piatti e degli ingredienti, del parco di erbe officinali, “è qui, poco più avanti”.

È stata una delle migliori cene che io ricordi. E non solo per il cibo.

Tornando verso casa, era l’imbrunire, alla deviazione Autostrada-Via Emilia ho scelto – senza indecisione – la seconda.
Certi momenti meritano il tempo di una statale.

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